Stili e varianti del canto difonico tuvano (Khöömei)

(Il seguente articolo è frutto di anni di ricerca e pratica approfondita delle tecniche vocali sottodescritte, che ho potuto apprendere direttamente da maestri di Tuva.)

 

Il canto degli armonici, a Tuva, è conosciuto con il termine generico Khöömeiche tradotto significa gola, o faringe. Lo Khöömei a sua volta si divide in tre stili principali, più un numero non ben preciso di varianti/abbellimenti.

Di seguito, una lista dei termini universalmente riconosciuti ed utilizzati dagli ensemble tuvani Huun Huur Tu, Alash e Chirgilchin. Negli audioesempi potrete ascoltare la pronuncia in lingua Tuvana dello stile seguita da una mia breve improvvisazione.

 

I  TRE STILI PRINCIPALI: 

Khöömei,  Sygyt,  Kargyraa

 

  • Khöömei (pron. her-may)

Come anticipato, è la denominazione con cui generalmente si indicano tutte le tecniche tuvane di canto difonico, ma indica anche uno stile specifico. Il timbro di base dello khöömei viene chiamato “Korekteer“, letteralmente korek=petto e teer=voce, “cantare con il petto”: questo tipo di timbro è imprescindibile per chiunque voglia cantare anche tutti gli altri stili in modo tradizionale.

Fondamentalmente, come i Tuvani stessi spiegano, lo Korekteer è del tutto simile al verso del caprone! Si ottiene tramite lieve compressione della laringe, con forte risonanza faringale. Impostando la voce in “korekteer“, quindi, è possibile eseguire lo khöömei, nel quale gli armonici vengono modulati con le vocali dalla U alla I stretta, a singola cavità. Le fondamentali utilizzate normalmente stanno tra il sol2 ed il sol3 (100-200hertz), mentre gli armonici amplificati per formare le melodie sono quelli che richiamano la scala pentatonica maggiore. Nello specifico, sono gli armonici compresi tra il 6° al 13°, saltando però il 7° e l’11°.

 

  • Sygyt (pron. suh-gut)  

Probabilmente lo stile più caratteristico dello Khöömei, poichè permette di amplificare al massimo il volume degli armonici.

La tecnica consiste nell’appoggiare la punta della lingua sul palato mentre si modulano le vocali U-I. Unitamente alla selezione precisa degli armonici, abbiamo anche gli accenti su ogni armonico, utilizzati come abbellimento in un modo del tutto simile a quello che si può sentire da un flautista, mentre utilizza le cosiddette acciaccature. Per questo motivo, chi sente questa tecnica vocale per la prima volta, ha l’impressione di udire uno strumento musicale, anziche’ una voce umana.

Questo stile prevede una maggiore compressione della laringe e perciò un minor volume della nota fondamentale, rispetto allo khöömei. Gli armonici utilizzati per formare le melodie vanno sempre dal 6° al 13°, sempre saltando il 7° e l’11°. In alcuni casi, viene utilizzato anche il 14° e, più raramente, il 16° armonico. Le fondamentali nel sygyt sono un pò più alte, molto spesso attorno al mi3 (165 hertz) anche se si possono trovare diversi esempi compresi tra il la2 fino al la3 (110-220 hertz), o comunque qualsiasi fondamentale che permetta di amplificare agevolmente  almeno fino al 12° armonico.

In occidente troviamo una versione analoga al sygyt, denominata “tecnica a doppia cavità” o “L-technique”. E’ probabilmente la tecnica più conosciuta nel mondo, quando si parla di canto difonico. La “L-technique” si distingue dal sygyt Tuvano soprattutto nel timbro della fondamentale, mantenuto pressochè neutro e rilassato.

 

  • Kargyraa (pron. kar-guh-rah)

Si tratta di una modalità di canto che utilizza la vibrazione delle false corde, le quali risuonano un’ottava esatta sotto alla nota prodotta dalle corde vocali. Modulando le vocali ( u o ò a é è i ) si selezionano contemporaneamente altri armonici, con i quali si va ad intonare la melodia: gli armonici sono meno evidenti ma è comunque udibile chiaramente il pattern formato dagli armonici 8,9,10,12 e 13.

Lo stile Kargyraa si suddivide a sua volta in due varianti:

– Khovu(steppa)

– Dag(montagna)

Lo Khovu kargyraa utilizza di base il timbro korekteer, che conferisce alla voce un suono secco e penetrante: questo tipo di tecnica è molto simile alla voce del bassu dei cori sardi (cantu a tenore); le fondamentali vanno indicativamente dal do#3 (140 hertz) in su. Se si parla di false corde vocali, pero’, dobbiamo dimezzare la frequenza (70Hertz). Un ascolto attento permetterà di percepire distintamente questo “sub-armonico”, come se ci fosse la voce di un basso che armonizza un’ottava sotto all’esecutore di Kargyraa.

Il Dag kargyraa, di norma utilizza un timbro di partenza neutro, simile al parlato, con fondamentali più gravi rispetto allo Khovu Kargyraa. L’assenza del timbro korekteer conferisce al dag kargyraa un suono molto potente e meno ruvido. Secondo una leggenda Tuvana, il sub-armonico ottenuto rappresenta la voce dello spirito protettore delle montagne.

Entrambi gli stili di kargyraa vengono utilizzati sia melodicamente, con pronuncia di testi e poesie, sia a fondamentale fissa, con modulazione di armonici.

SOTTOSTILI E ABBELLIMENTI:

  • Borbangnadyr (pron. bor-bong-nah-dur)

Si tratta di un abbellimento più che di un vero e proprio stile. Consiste in un movimento rapido della lingua o delle labbra, atto a scandire il ritmo durante qualsiasi stile di khöömei. Può essere lento oppure rapidissimo, ottenendo così trilli e vibrati. In lingua tuvana significa “rotolamento“, probabilmente riferito alle acrobazie che la lingua deve compiere!

Va considerato che questo stile ha un effetto molto diverso a seconda dello stile principale al quale viene applicato.

Quando applicato al sygyt, ricorda il verso degli uccelli. Al kargyraa invece, ricorda il suono del didgeridoo australiano. Infine, allo khöömei, ricorda il suono delle gocce d’acqua, o il gorgoglio dei ruscelli.

 

  • Ezengileer (pron. eh-zen-ghi-lair)

Deriva dal termine tuvano Ezengi (staffa) poichè ricorda il rumore delle staffe durante la cavalcata a cavallo. C’è molta confusione su questo stile e su come viene eseguito, in realtà è molto semplice. L’effetto ritmico è ottenuto tramite l’apertura intermittente del velo palatino, il quale permette all’aria proveniente dai polmoni, di deviare per un attimo nelle cavità nasali, per poi bloccarla nuovamente. Quando l’aria passa nelle cavità nasali e poi esce dalle narici, produce il tipico suono percussivo dello stile Ezengileer.

Tale stile è apprezzabile più spesso negli stili sygyt e khöömei, più raramente nel kargyraa.

 

ALTRE VARIANTI STILISTICHE

  • Byrlang (pron. bur-lang)

Qui vale la pena soffermarvisi un momento: per apprezzare questa particolare tecnica, il solo audio non basta. Eccone il video, con tanto di slow motion:

“Byrlang”, tradotto dal Tuvano con “tremolìo”, o “frèmere”, indica un particolare vibrato abbinabile in generale agli stili a singola cavità: si ottiene tramite spasmo muscolare semi-volontario del labbro superiore, il quale genera un vibrato molto forte sul 2° o 3°armonico, dando come risultato una vera e propria triplofonia.

Dato che il movimento necessario è semi-volontario, è molto difficile controllare la vibrazione delle labbra e quindi del terzo suono udibile. Personalmente, posso aggiungere che, addirittura, in alcuni giorni la tecnica semplicemente non riesce! Il cantiere però resta aperto; forse scopriremo qualcosa in più, prossimamente.

 

 

  • Dumchuktaar 

Dal Tuvano “dumchuk” (letteralmente: “naso”) è uno stile molto simile al sygyt, però eseguito a bocca completamente chiusa. E’ uno stile insolito poichè normalmente negli stili di khöömei, il suono prodotto e l’aria escono sempre e solo dalla bocca. Questo è un ottimo modo per riconoscere un cantante di khöömei che ha studiato veramente con maestri di Tuva! Il suono nasale, con aria che si disperde dalle narici, è tipico di chi tenta di riprodurre le sonorità metalliche del korekteer, senza conoscere la vera tecnica.

Uno dei migliori esecutori di questa tecnica fu Kongar-Ool Ondar, che spesso la abbinava alla vibrazione delle false corde. In questo caso, prende il nome di “Dumchuk-kargyraa“, ovvero il “kargyraa del naso”!

 

  • Chylandyk (pron. chuh-lan-duk)

È la commistione tra gli stili Sygyt e Kargyraa. Il termine tuvano, tradotto, indica il frinire dei grilli (a me ricorda molto il clacson del Ciao Piaggio). Quasi sempre viene eseguito su fondamentali medie (tra il re3 e il sol3) in modo tale da poter gestire al meglio la melodia generata dagli armonici superiori.

 

Altre combinazioni e tipi di abbellimento sono possibili nell’esecuzione, ma essendo veramente tanti, il loro catalogamento sarebbe troppo lungo, quasi impossibile! Tuttavia quelli sopra descritti, in particolare i primi cinque (khöömei, Sygyt, Kargyraa, Borbangnadyr ed Ezengileer) sono quelli in uso da più tempo nella tradizione Tuvana. Con la loro diffusione nel mondo si stanno sviluppando nuove varianti, ma di questo ne parleremo in un altro articolo, nel quale citeremo per primo lo “helicopter-kargyraa”.

 

Giovanni Bortoluzzi

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