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Canto armonico: che cos’è?

Il canto armonico è l’arte di cantare due note contemporaneamente.

E’ un’antica tecnica vocale che permette di cantare la più ancestrale delle melodie: la serie armonica.


In breve

Il canto armonico, detto anche canto difonico o diplofonico (in inglese overtone singing) è una tecnica di canto nella quale il cantante sfrutta le risonanze e i riverberi che si creano nel tratto vocale (che si trova tra le corde vocali e la bocca) per far risaltare gli armonici presenti naturalmente nella voce. In questo modo una singola voce dà la percezione di produrre simultaneamente due suoni (toni) distinti1.

Con la pratica è possibile produrre una melodia. Da qui l’espressione “cantare gli armonici”.
La scala di note usate da questa melodia non è decisa dall’uomo: è una legge di natura, è la serie armonica naturale.

Gli armonici sono già nella nostra voce

Le nostre corde vocali2 generano un suono che non è puro ma è composto da un’amalgama di innumerevoli toni armonici ed una componente di rumore3.

Spettrogramma di una voce.

La figura mostra uno spettrogramma (10 secondi di durata) della voce di un cantante che esegue una sequenza casuale di vocali. Le righe orizzontali rappresentano i parziali armonici presenti nella voce. Il colore delle linee ne indica l’intensità (bianco = più intenso). L’andamento ondultorio delle linee è causato dal vibrato eseguito dal cantante. Sull’asse delle X abbiamo il tempo, su quello delle Y la frequenza. Fonte: Overtone Analyzer

Dunque la nostra voce contiene al suo interno già tutte le frequenze armoniche. Per esempio, se cantiamo un Do la nostra voce produce la frequenza di quel Do di base e, contemporaneamente, anche tutti i suoi infiniti armonici, ovvero i multipli interi della frequenza di quel Do.

Noi non percepiamo singolarmente gli armonici perché normalmente l’energia sonora è distribuita in modo omogeneo tra tutti gli armonici.4 . Percepiamo invece la somma di tutti gli armonici contemporaneamente (più un po’ di rumore). Questo è quello che chiamiamo timbro.

In ambito scientifico l’insieme di tutte le frequenze presenti in un suono viene detto spettro sonoro.

La nostra bocca è un filtro acustico

Nella lingua parlata, quando produciamo le vocali in pratica modifichiamo la distribuzione dell’energia sonora e la concentriamo su un’area dello spettro più ristretta. Verso i toni acuti se facciamo una “I”, verso i toni gravi se facciamo una “U”.

La tecnica del canto armonico/difonico permette di essere più precisi e concentrare l’energia sonora su una specifica frequenza dello spettro. Tramite precisi movimenti di lingua, labbra e mandibola è possibile usare la bocca (la cavità orale) per controllare le risonanze nel tratto vocale e dunque usarlo per filtrare lo spettro acustico della voce. In questo modo si può concentrare l’energia sonora su un armonico e metterlo in risalto rispetto agli altri.

L’effetto finale è quello di percepire due suoni distinti: la voce e l’armonico. Modificando l’altezza di questi due toni è possibile ricreare un effetto simile alla polifonia.

Esempio di canto armonico – by Walter Mantovani

Il canto difonico ha una lunga tradizione

E’ una tecnica che tradizionalmente viene praticata da culture dell’asia centro settentrionale, ma che molto probabilmente5 affonda le sue origini in un passato ben più lontano. In Occidente (inizialmente in Europa e Nord America, a partire dagli anni ’60 del Novecento si è sviluppato un nuovo modo di cantare gli armonici con una voce più morbida e meno gutturale. In Italia sono stati Demetrio Stratos e Roberto Laneri i precursori di questo nuovo approccio al canto difonico.


Come funziona il canto armonico?

La natura ha dotato l’uomo dell’apparato fonatorio, una “macchina” per il filtraggio controllato e preciso degli armonici presenti nel tono vocale di base. Nel canto difonico si usano gli stessi “semplici” strumenti che usiamo nella lingua parlata, soltanto in maniera molto più precisa.

Sequenza video: risonanza magnetica del tratto vocale di una persona che parla in inglese. Notate quanti movimenti facciamo senza nemmeno rendercene conto! – Fonte

Nello spettro sonoro, la presenza o l’assenza di certi armonici caratterizza fortemente il timbro di un suono.

  • Nella voce umana il timbro ci permette di capire se chi parla è Giorgio o Maria, e se questi stanno facendo una vocale A piuttosto che una U.
  • Negli strumenti musicali il timbro ci permette per esempio di distinguere il suono tipico di una tromba da quello di un flauto.

Nel nostro caso, il suono prodotto dalle corde vocali viene filtrato nel tragitto lungo il tratto vocale. Fenomeni di risonanza aumentano il volume di certi armonici, mentre fenomeni di smorzamento ne attutiscono altri.

Cosa c’entrano le vocali?

Se avete partecipato a corsi, seminari o visto video in rete, vi sarà sicuramente capitato di sentir fare riferimento alle vocali. Questo perchè quando si cerca di iniziare un neofita al canto armonico, a volte può essere utile partire da una cosa a lui familiare: le vocali della lingua parlata A–E–I–O–U .

Per produrre le vocali si fanno gli stessi movimenti che facciamo per cantare gli armonici, ma molto meno precisi e più approssimati.

Se dovessimo mettere in ordine di altezza le vocali, dalla più acuta alla più grave, avremmo la sequenza: I–E–A–O–U. In realtà se proviamo a pronunciarle molto lentamente in quest’ordine, notiamo che si rivela un continuum vocalico in cui le cinque vocali sono solo dei punti di passaggio. Nella didattica le vocali sono dunque usate come punti di riferimento approssimativi e relativi.

Le vocali servono come riferimenti che indicano forme e altezze relative.

Nelle diverse lingue parlate nel mondo infatti ci sono molte più vocali delle classiche cinque che troviamo nell’alfabeto latino6 . L’italiano per esempio utilizza nella propria fonetica due tipi di “E” e due di “O”. In fonetica si dice infatti che l’italiano ha sette vocali.

Nell’immagine seguente vengono rappresentate le vocali dell’italiano come se fossero cantate da un basso sulla stessa nota Fa1 (= 87,30 Hz). In alto c’è lo spettrogramma dell’esecuzione; sotto c’è l’analisi spettrale di ciascuna vocale con a fianco la relativa forma che assumono le cavità del tratto vocale.

Spettro e spettrogramma delle vocali nella lingua italiana.

Spettrogrammi: le formanti vocali. Ciò che distingue i suoni delle vocali è il loro contenuto armonico. Nello spettrogramma in alto le zone più scure indicano le frequenze che hanno maggiore energia e dunque sono messe in risalto. La zona più intensa alla base è il tono fondamentale, le zone intense che discendono gradatamente sono dette formanti. – Fonte Mauro Uberti (www.maurouberti.it)

Facciamo un esperimento:

  1. Pronunciamo una vocale U con un tono fisso e costante.
  2. Per cambiare vocale, dobbiamo solo cambiare forma alla cavità orale.
  3. Pronunciando lentamente ed in modo legato la sequenza vocalica I–E–A–O–U notiamo che labbra, lingua e mandibola si muovono in un movimento continuo, aumentando il volume della cavità orale.

Cambiando la forma della cavità orale possiamo filtrare e selezionare una gamma di frequenze più o meno ampia. Dalla I che ha un contenuto armonico più ricco di frequenze acute, alla U che è più ricca di frequenze gravi.

Generalizzando:

  • aumentando le dimensioni di una cavità aumentiamo l’intensità degli armonici più gravi a discapito di quelli acuti

  • diminuendo le dimensioni di una cavità aumentiamo l’intensità degli armonici più acuti a discapito di quelli gravi.

Questo è il principio di funzionamento di tutti gli strumenti aerofoni. Quando fischiamo applichiamo lo stesso principio. In generale il volume della cavità in cui passa il suono prima di uscire all’esterno determina l’altezza del suono. Parlando da strumentista:

  • chiudendo i buchi aumento il volume della cavità e il suono diventa più grave;

  • aprendo i buchi riduco il volume della cavità e il suono diventa più acuto.

Abbiamo quindi detto che le vocali vanno intese semplicemente come dei punti di riferimento pratici per esprime la sensazione di acuto/grave. Da un certo punto di vista però, possiamo pensare al canto armonico come ad una tecnica fonativa in cui si usano delle “vocali estreme7, in numero maggiore delle cinque a noi note, e molto precise, tanto precise da diventare un tono definito anziché una vaga senzazione di altezza.

Se parli, puoi cantare gli armonici

Da quanto abbiamo detto fin qui, risulta evidente che senza i fenomeni di risonanza armonica che avvengono nelle cavità del nostro tratto vocale non potremmo produrre e distinguere le vocali della lingua parlata. Quindi non preoccuparti, se riesci a parlare (o almeno a fare le vocali) sei già sulla buona strada!

Come Wolfgang Saus spiega nel suo sito, la nostra voce consiste in due “strumenti”:

  • le corde vocali all’inizio della laringe producono il Tono Cantato che, come qualunque suono, consiste in un amalgama di toni parziali (gli armonici, che sono sinusoidi) più una componente di rumore.
  • le cavità risonanti del tratto vocale (bocca, gola, naso), che modulano l’intensità delle parziali e concentrano l’energia su un singolo tono. Qui si producono i toni acuti che sentiamo durante il canto armonico e che compongono la melodia.

Secondo il condiviso modello sorgente-filtro nell’ambito degli studi sulla fonazione, abbiamo:

voce = suono primario8 + risonanza9

La novità consiste nell’usare la risonanza come un vero e proprio stumento che “suona” una seconda linea melodica.

L’arte di intonare queste risonanze non è comunemente conosciuta e non viene insegnata nella classica didattica sulla voce.


Introduzione alle tecniche di canto armonico

Le tecniche di canto armonico praticate dalle diverse culture sono state studiate in modo scientifico, sistematizzate e diffuse in occidente a partire dagli anni ’80 dall’etnomusicologo vietnamita Tran Quang Hai.

Le due tecniche principali di canto armonico sono dette “a una cavità” e “a due cavità”.

  • La tecnica ad una cavità prevede che la lingua sia mantenuta a riposo o leggermente rialzata. Gli armonici vengono generati da una sola cavità all’interno della bocca.
Tecnica a una cavità.

La posizione della lingua nella tecnica a una cavità. Fonte: Suni Gunji, An Acoustical Consideration of Xöömij10

 

  • La tecnica a due cavità prevede che la punta della lingua sia appoggiata al palato, dividendo così la cavità orale in due. Gli armonici vengono generati dall’interazione delle due cavità.
Tecnica a due cavità.

La posizione della lingua nella tecnica a due cavità. Fonte: Suni Gunji, An Acoustical Consideration of Xöömij11

 

In entrambe le tecniche la dimensione e la forma delle cavità all’interno della bocca determina il contenuto armonico della nostra voce.

Modificando inoltre il timbro della voce è possibile modificarne ulteriormente il contenuto armonico.

Ogni cavità all’interno del tratto vocale può amplificare gli armonici della voce.
Per esempio possiamo utilizzare la sola cavità orale, solo quella nasale o entrambe.

  • Se il suono passa anche per la cavità nasale (nasalizzare) otterremo una nuova formante e dunque una diversa ricchezza di armonici.
    E’ possibile anche cantare gli armonici con la sola cavità nasale, mantenendo la bocca chiusa. Con movimenti della base della lingua, faringe e laringe si modificano forma e dimensione della cavità compresa tra naso e corde vocali.

Di per sé è possibile produrre gli armonici con tutte le cavità risonanti ed i punti di articolazione del nostro apparato fonatorio.

Combinando cavità e punti di articolazione è possibile creare molteplici stili differenti.


Andare oltre: stili di canto tradizionali e tecniche sperimentali

La tradizione tuvana e mongola sono le più ricche di denominazioni per descrivere le diverse tecniche/stili di canto. Tuttavia il miglior metodo ancora oggi disponibile per l’apprendimento di questi stili prevede la trasmissione diretta per imitazione.

Uno stile si differenzia da un altro in quanto utilizza la combinazione di diverse tecniche allo stesso tempo. In particolare queste sono gli aspetti da tenere conto quando imitiamo un cantante o quando sperimentiamo nuovi suoni:

  • timbri di voce utilizzata;
  • articolazioni interessate del tratto vocale;
  • ripetizione di elementi ritmici prodotti con movimenti e contrazioni delle articolazioni (es. vibrato, ostinato, staccato, etc.);
  • alterazioni tonali del suono fondamentale.

NOTE:

  1. La fondamentale e l’armonico. Rif.: parti di testo derivate da Wikipedia Italia []
  2. E in generale tutti i corpi vibranti che oscillano in moto armonico. []
  3. I componenti fondamentali di un suono sono dette nel complesso toni parziali. Leggere le voci “spettro sonoro”, “parizale”, “ipertono”, “armonico” e “fondamentale” per approfondire. []
  4. Nell’insieme, gli armonici diminuiscono di volume (intensità) all’aumentare della loro altezza (frequenza). []
  5. Ad ora non vi sono attestazioni storiche precise ed inequivocabili in merito. []
  6. Vedi le vocali nell’Alfebeto Fonetico Internazionale (IPA). []
  7. Per dirla come Wolfgang Saus, così estreme che non esistono in alcuna lingua parlata. Rif. []
  8. Sorgente. []
  9. Filtro. []
  10. Fig. 3 e 4 sono estratte e tradotte da: Suni Gunji, An Acoustical Consideration of Xöömij, in Musical Voices of Asia, a cura di R. Emmett e R. Minegushi, Tokyo, The Japan Foundation, Heibonsha Ltd (1980), p.171. []
  11. Vedi nota precedente. []

 

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  Canto.
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