
(in foto, il tenore di Santa Sarbana, Silanus)
Il Canto a Tenore è una forma di canto corale sardo, le cui origini documentate sono collocate attorno alla fine del ‘700, ma che risalgono probabilmente al periodo nuragico (circa tra il 1800 a.c. e il 100-200 d.c.). Nel 2005 è stato inserito nell’UNESCO tra i Patrimoni orali e immateriali, data la sua unicità e bellezza. Ecco di seguito un audioesempio del Tenore di Santa Sarbana (Silanus, in provincia di Nuoro, Sardegna).
Il coro è formato dall’unione tra la voce solista “sa oghe”, e “su tenore”, il quale è formato a sua volta da tre voci totalmente differenti. Eccole:
BASSU, CONTRA, MESU OGHE
(audioesempi in quest’ordine)
Perché si chiama “Canto a Tenore”? Subito si pensa al tenore nella musica operistica, in realtà il significato è da ricondurre al verbo sardo “Tennere”, che a seconda del contesto significa “raccogliere”, “acchiappare” o addirittura “tessere”: le tre voci che formano “Su Tenore”, di fatto, raccolgono le melodie del solista per tessergli, appunto, un intreccio armonico, in modo tale da accompagnarlo al meglio.
Da qui, “Canto a Tenore”!
Attenzione perché con Tenores, al plurale, si indicano i vari cori di una data località: ad esempio “i Tenores di Bitti”, sono tutti i cori di Canto a Tenore presenti a Bitti. Al singolare si usa invece “su tenore” (es.“tenore Mialinu Pira”) per indicare in questo caso quel coro specifico.
Se chiedete ai coristi “chi canta?”, vi verrà indicato “sa oghe”. Un’importante caratteristica del canto a Tenore, infatti, è che “sa oghe” è l’unica delle quattro voci ad essere considerata cantante, in quanto l’unica a pronunciare testi e poesie: i testi parlano di attualità, politica e filosofia della Sardegna e del paese in cui i coristi vivono. Molto spesso i testi vengono adattati a seconda dell’occasione in modo naturale, con una buona dose di improvvisazione. Le tre voci di “su tenore”, invece, pronunciano sillabe ritmiche di accompagnamento (es. bim-ba-rai-rom-barà, bim-bara-um-barà) il cui ritmo segue l’andatura imposta dal solista.
Vediamo ora nello specifico ognuna della quattro voci:
• Il solista, “sa oghe” (oghe=voce) si colloca come altezza proprio in mezzo alle voci di “su tenore”: sotto a “sa mesu oghe” e sopra a “su bassu” e “sa contra”. Il suo ruolo, oltre a quello di cantare i testi poetici, è quello di indicare agli altri coristi il ritmo e l’andamento dei brani.
• “Sa mesu oghe” ha il compito di armonizzare con abbellimenti melodici, in un registro più acuto rispetto al solista. Spesso esegue delle melodie nei momenti in cui il solista non canta. Secondo una leggenda, le melodie di “sa mesu oghe” richiamano il suono delle campane.
• Il “bassu” è, come suggerisce il nome stesso, la voce più grave. Ad essa spetta il compito di ancorare la tonalità del brano. Secondo alcune leggende, è l’imitazione del verso dei bovini. Questo particolare timbro si ottiene con una tecnica chiamata Diplofonia Falsocordale, poiché utilizza contemporaneamente sia le corde vocali false che le corde vocali vere. Contrariamente a come può sembrare, è una tecnica eseguita in modo rilassato, senza sforzare le corde vocali vere, bensì sfruttando un solido appoggio diaframmatico. Se ascoltata singolarmente, viene percepita come una voce molto grave, ma dopo un secondo ascolto si può notare che le voci in realtà sono due, entrambe provenienti dalla stessa persona, a distanza di esattamente un’ottava (solitamente si canta tra il Fa ed il Sol.L’esempio in figura è in Sol). Le false corde (pliche vestibolari) sono responsabili dell’abbassamento di ottava, in quanto vibrano contemporaneamente alle corde vocali. Questa tecnica è molto diffusa in diverse varianti stilistiche soprattutto nel centro dell’Asia (Tuva,Altai,Mongolia) dove prende il nome di “kargyraa” (pron. Car- gh -rà ; la “y” quasi non si pronuncia).
(vedi https://it.m.wikipedia.org/wiki/Canto_armonico#Kargyraa)

• “Sa contra” , sempre secondo una leggenda, è l’imitazione del suono della capra, e si colloca solitamente una quinta sopra “su bassu”. È un timbro metallico che si ottiene portando le false corde vocali in costrizione, mentre le corde vocali vere vibrano normalmente. Il ruolo di “sa contra” è strettamente legato al ruolo del bassu, infatti dalla perfetta fusione di queste due voci, nasce il pilastro armonico su cui si poggiano le altre due voci.
Tale timbro, assieme a quello del bassu, rientra nel termine generico “canto di gola” o “canto gutturale” (in inglese: throat singing) e si trova anche nel centro Asia, sempre tra le tecniche di canto difonico della Repubblica di Tuva, dove viene chiamato “khöömei”, mentre in Mongolia è chiamato “xoomii“.
Per dovere di cronaca, va menzionata anche una quinta componente:
• “Sa quinta”, chiamata talvolta, “voce fantasma”, o come dicono ad Orosei, “s’arzittu”: corrisponde ad una nota acuta percepita come a sé stante, creata da un effetto acustico di sovrapposizione delle armoniche provenienti da più voci.
Il tenore Santa Sarbana in compagnia di Giovanni Bortoluzzi (al centro) ed i studenti/ricercatori della Berklee Music School: Colescott Rubin(sinistra) e Josh Witt (destra)
Nell’uso tradizionale, il Canto a Tenore è lo strumento con cui, nell’area centro-settentrionale dell’Isola, si
accompagnano i balli in piazza durante le feste di paese, si eseguono le serenate e si
cantano testi in lingua sardo-logudorese. Queste pratiche sono tutt’ora attive, con
l’eccezione della serenata che è ormai sostanzialmente in disuso. Ad esse si
affiancano, da svariati decenni, pratiche di tipo concertistico e semi-professionale, con
produzioni discografiche che oltrepassano l’ambito e il circuito di distribuzione locale e
con esibizioni di cori in contesti diversi, come le trasmissioni televisive, le rassegne di
concerti dedicate a musiche tradizionali e, in maniera sperimentale, in associazione con
musicisti e cantori di altra formazione e provenienza, specialmente dall’area jazzistica.
Date le evidenti similitudini con queste forme di Canto difonico/Throat singing, il Canto a Tenore è considerato l’unica forma antica di canto difonico sviluppatasi in Europa, anche se in esso non vi è la selezione consapevole dei singoli armonici per formare le melodie. Tuttavia, niente è lasciato al caso: bassu e contra scelgono istintivamente quali armonici enfatizzare, in modo da ottenere il perfetto intreccio tra le voci.
Benché ci siano moltissimi gruppi maschili di Canto A Tenore, non ci sono mai state restrizioni verso gruppi misti o interamente femminili, com’è invece accaduto in passato in Asia nelle tradizioni Tuvana e Mongola (da leggere al riguardo, l’intervista a Choduraa Tumat).
Ad oggi, un gruppo attivo interamente femminile è “Feminas de Judu” fondato da Ilaria Orefice nel 2023.
Giovanni Bortoluzzi, Sherden Overtone Singing School – 2017
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