Stili e varianti del Canto Difonico Tuvano (Khöömei/Xөөмей)

Il canto degli armonici, a Tuva, prende il nome Khöömei, (in tuvano-cirillico хөөмей) che si può tradurre con “gola/laringe”. Definirla una famiglia di tecniche vocali sarebbe riduttivo, in quanto è anche una disciplina incentrata sull’ascolto di sè stessi al fine di creare un legame con i suoni della natura.
Per iniziare a carpirne l’essenza, il modo migliore è sicuramente quello diretto: un concerto di un gruppo Tuvano, o un loro disco! Ecco alcuni gruppi coi quali iniziare: Alash ensemble, Chirgilchin, Huun Huur Tu (voci maschili), Tyva Kyzy (voci femminili). Mongolia e Altai ospitano altrettante formazioni musicali che utilizzano, con alcune differenze, una simile cultura difonica: Anda Union, Khusugtun, Mongolian Girl’s Hoomii Troupe, Bai Terek.
In questo articolo descriverò i principali stili di Khöömei, suddivisi in tre stili principali e quattro sottostili, secondo la nomenclatura ufficiale utilizzata a Tuva dall’orchestra nazionale. 
Negli audioesempi potrete ascoltare la pronuncia in lingua Tuvana dello stile, seguita da delle mie brevi improvvisazioni esemplificative. Prima di iniziare, vi consiglio questo video dell’orchestra nazionale Tuvana dove alcuni tra i migliori maestri Tuvani (tra cui www.alashensemble.com) dimostrano i tre stili principali più due sottostili.

I  TRE STILI PRINCIPALI: KHÖÖMEI, SYGYT, KARGYRAA

Iniziamo con il primo e più importante, lo Khöömei. Questo particolare timbro è imprescindibile se si vogliono eseguire gli stili di canto Tuvano in modo tradizionale.

  • Khöömei (pron. hoo-méi) (in cirillico: хөөмей)   {Giovanni Bortoluzzi}

Come anticipato, è il nome generico con cui si indicano tutte le tecniche Tuvane di canto difonico, ma anche uno stile a sé stante, nel quale il focus è sulla selezione ritmica/melodica degli armonici che coincidono con la scala pentatonica maggiore. La timbrica del Khöömei viene talvolta chiamata “khorekteer” – traducibile in “voce di petto” – anche se questo termine (coniato dalla musicologa Tuvana Zoya Kyrgysovna Kyrgys) non sempre viene adoperato in quanto, in lingua tuvana, si traduce anche con “imprecare, alzare la voce contro qualcuno”.
Nel seguente audio potete sentire la mia voce “normale”, con cui parlo abitualmente, e poi in khöömei:

Lo khöömei andrebbe appreso direttamente dai maestri Tuvani poiché, specialmente per le orecchie e laringi di noi occidentali, può essere davvero un’impresa riuscire a replicarla in modo corretto, eccezione fatta per i tenores sardi: in questo caso chi canta bene “sa contra” nei cori di Canto A Tenore, sarà in grado di eseguire anche la timbrica tuvana khöömei, sebbene tra Contra e khöömei ci siano imponenti differenze stilistiche.
Tantissimi sono i casi in cui lo khöömei Tuvano viene appreso in maniera errata (me compreso!), confondendo il timbro khöömei con il “twang”, che per intendersi è quella cosiddetta “voce da mercato”, tipica anche degli accenti degli angloamericani del Sud degli Stati Uniti (avete presente i cantanti Country?). A livello fisiologico, il twang si ottiene attraverso il restringimento dello sfintere ariepiglottico (chiamato anche “imbuto epiglottico”), che è l’area situata immediatamente sopra le corde vocali. La giusta tecnica per lo khöömei, invece, richiede un buon sostegno muscolare nella regione costo-diaframmatica, e nei muscoli estrinseci del collo – sternotiroideo e sternoioideo – ma soprattutto i muscoli cricoaritenoideo laterale e interaritenoideo, nella regione sovraglottica, che aiutano a gestire le false corde portandole in costrizione, ma senza farle vibrare (a dimostrazione di ciò, sono stati fatti numerosi esami in laringostroboscopia su cantanti tuvani professionisti – Sakakibara 2002; Bergevin 2020).
Per eseguire questa tecnica in totale sicurezza, è importante avere una corretta respirazione ed un ottimo controllo della pressione sottoglottica.
La sensazione di “contrattura” talvolta percepita da chi ascolta, deriva dal fatto che le false corde vengono avvicinate tra loro creando una sorta di strettoia, originando così il tipico timbro metallico; costringere le corde vocali vere, oltre a non essere necessario ad ottenere il suono desiderato… può essere lesivo, ed è un errore che è stato fatto in passato – anche da alcuni rinomati etnomusicologi – e che tutt’oggi alcuni continuano a fare, perciò… drizzate le orecchie!
Quando ci si approccia per la prima volta a questa tecnica, può essere difficile riuscire a chiudere le false corde senza contrarre inavvertitamente altri muscoli.

Conoscere a fondo il proprio corpo è fondamentale al fine di evitare tensioni muscolari non desiderate.

Torniamo allo stile. Impostando la voce in khöömei, gli armonici vengono modulati ritmicamente e melodicamente attraverso le vocali ed alcuni fonemi. Le fondamentali utilizzate comunemente stanno tra il sol2 ed il sol3 (100-200hertz), mentre gli armonici amplificati per formare le melodie sono quelli che richiamano la scala pentatonica maggiore: nello specifico, sono gli armonici numero: 6,8,9,10,12,13, mentre gli armonici 7 e 11 vengono di norma esclusi dalle melodie, salvo rarissime eccezioni per il 7° e 14° armonico. Talvolta ci si spinge fino al 16°.

  • Sygyt (pron. s-g-t)  (in cirillico: Сыгыт)   {Giovanni Bortoluzzi}

Probabilmente lo stile più caratteristico dello Khöömei, poichè permette di amplificare al massimo il volume degli armonici. Spesso è considerato una “evoluzione” dello Khöömei stesso.

La tecnica consiste nell’appoggiare la punta della lingua sul palato mentre si modulano le vocali U-I. Unitamente alla selezione precisa degli armonici, abbiamo anche gli accenti su ogni armonico, utilizzati come abbellimento in un modo del tutto simile a quello che si può sentire da un flautista, mentre utilizza le cosiddette acciaccature. Per questo motivo, chi sente questa tecnica vocale per la prima volta, ha l’impressione di udire uno strumento musicale, anziché una voce umana.
Le fondamentali nel sygyt sono un pò più alte, spesso attorno al re3/mi3 (147/165Hertz) per le voci gravi(basso/tenore), e Fa3/Sol3 (175/196Hertz) per le voci acute(contralto/soprano).
Il criterio più importante con cui si sceglie la nota fondamentale per cantare in Sygyt, tuttavia, è che la fondamentale scelta permetta di amplificare armonici almeno sino al 12° .

In occidente troviamo una versione analoga al sygyt, denominata “tecnica a doppia cavità” o più precisamente “L-technique”. E’ probabilmente la tecnica a cui le persone di tutto il mondo pensano immediatamente, quando si parla di canto difonico.
Si distingue dal sygyt Tuvano soprattutto nel timbro della fondamentale, mantenuto “neutro”, o con impostazione da belcanto. Vi invito a confrontare questa tecnica con il sygyt da me eseguito prima, per capire bene la radicale differenza tra i timbri della fondamentale!

Canto Difonico “Western Style/doppia cavità/L-technique  {Giovanni Bortoluzzi}

Passiamo ora alle emissioni con false corde in vibrazione. Attenzione, perché non si tratta del canto dei monaci tibetani dell’ordine Gyuto, quella è una tecnica totalmente diversa chiamata “Strohbass”: potete vedere e sentire la differenza da questo video qui. Ora torniamo a Tuva!

  • Kargyràa (pron. kar-guh-ràh) (in cirillico: Каргыраа)                                             {Giovanni Bortoluzzi}

La voce della montagna (“Dag” in tuvano) è ben nota per la profondità timbrica ed il suono grave dato dal sub-armonico, che può ricordare un ruggito o un didgeridoo Australiano. Questo stile di canto utilizza la normale vibrazione delle corde vocali vere in tandem con la vibrazione delle false corde/sovra-corde: in questo modo esse generano un’ottava esatta aggiuntiva sotto alla nota prodotta dalle corde vocali vere. Un ascolto attento permetterà di percepire distintamente questo “sub-armonico”, come se ci fosse la voce di un basso che armonizza un’ottava sotto all’esecutore di Kargyraa. Modulando le vocali, poi, si selezionano contemporaneamente altri armonici, con i quali si va ad intonare la melodia. La domanda forse più comune è “ma lo possono fare anche le donne?” – la risposta è sì!

Simona Manias & Giovanni Bortoluzzi – nota Fa3

Questa che sentite è Simona Manias(mezzo soprano): assieme cantiamo la stessa nota per far sentire le somiglianze/differenze timbriche. Nel canto a Tenore sardo non è una novità che una voce femminile possa svolgere il ruolo di basso gutturale all’interno dei cori polifonici chiamati “Canto a Tenore” – ci sono infatti altri esempi, fra cui la musicista Belga Jackie Jannsens(contralto). Ora, l’esempio per antonomasia di kargyraa Tuvano femminile è Choduraa Tumat, leader e fondatrice della band Tyva Kyzy (consiglio di visitare il sito, in particolare la sezione “History of Tyva Kyzy“). Ad oggi le praticanti di Kargyraa sono sempre di più, anche grazie ai simposi organizzati a Tuva, al fine di mantenere viva la tradizione e tramandare la passione per questa disciplina, non solo a Tuva, ma anche in tutto il mondo.

Lo stile Kargyraa si suddivide a sua volta in due varianti distinte in:

  • Dag (“даг”, montagna)
  • Khovu (хову”,steppa)

Il Dag kargyraa, che avete ascoltato poco fa, utilizza un timbro di partenza neutro, simile al parlato. Secondo una leggenda Tuvana, il sub-armonico ottenuto rappresenta la voce dello spirito protettore delle montagne, mentre la melodia creata usando gli armonici richiama la forma delle cime e delle valli. Solitamente il Dag Kargyraa viene intonato attorno al DO3 (130Hz), con aggiunta della sub-ottava prodotta dalle false corde (DO2, 65Hz, che è metà di 130!). Questa tecnica è molto simile al “Bassu” del Canto A Tenore Sardo, anche se quest’ultimo viene intonato attorno alle note FA3 e SOL3. Nel Bassu sardo gli armonici non vengono impiegati per formare melodie come nel Kargyraa, bensì vengono scelti con attenzione in modo da creare un buon suono assieme agli altri coristi.

Lo Khovu kargyraa, a differenza del Dag kargyraa, utilizza di base il timbro khöömei, che conferisce alla voce un suono secco e penetrante (vedere anche “Oidupaa-style“): spesso si confonde questa variante di Kargyraa con un Kargyraa semplicemente più acuto, ma non è esattamente così.
Certamente le fondamentali utilizzate sono in genere più alte rispetto a quelle usate nel Dag Kargyraa, ma la modalità di adduzione delle false corde, tra Dag e khovu, è decisamente diverso. Ecco un’esempio del mio Khovu, che suona molto diversamente dal Dag:

Khovu Kargyraa (pron. hoo-vu kar-guh-ràh)  {Giovanni Bortoluzzi}


Passiamo ora ai sottostili! Sono considerati tali in quanto possono arricchire gli stili principali con effetti particolari ed abbellimenti specifici. Come spiegano i Tuvani, le combinazioni sono tante e ognuno può sperimentare le combinazioni che preferisce, anche inventandone di nuove.

SOTTOSTILI:

  • Borbangnadyr (pron. bor-bang-na-dìr)  {Giovanni Bortoluzzi, in “stile Anatolj Kuular”}

In lingua tuvana significa “rotolamento” e consiste in un movimento rapido della lingua e/o delle labbra, atto a scandire il ritmo durante qualsiasi stile di khöömei. Può essere eseguito anche in modo virtuoso, con trilli e vibrati rapidissimi: in questo caso viene chiamato Damyrak Borbangnadyr.

Va considerato che questo stile ha un effetto molto diverso a seconda dello stile principale al quale viene applicato.

Quando applicato al sygyt, ricorda il verso degli uccelli. Al kargyraa invece, ricorda il suono del vento. Infine, allo khöömei, ricorda il gorgoglio dei ruscelli.

  • Ezengileer (pron. e-zén-ghi-lér)  {Giovanni Bortoluzzi}

Il ritmo dell’andatura a cavallo è uno dei fattori che ha maggiormente ispirato i canti Tuvani. Il nome Ezengileer deriva dal termine tuvano Ezengi (staffa) poichè ricorda il rumore delle staffe durante la cavalcata a cavallo. L’effetto ritmico è ottenuto tramite l’apertura intermittente del velo palatino, il quale permette all’aria proveniente dai polmoni, di deviare per un attimo nelle cavità nasali, per poi bloccarla nuovamente. Quando l’aria passa nelle cavità nasali e poi esce dalle narici, produce il tipico suono percussivo dello stile Ezengileer.
Tale stile è apprezzabile più spesso negli stili sygyt e khöömei, più raramente nel kargyraa. Uno studio approfondito di questa tecnica è stato pubblicato nel Journal Of Voice .

ALTRE VARIANTI STILISTICHE

  • Byrlang (pron. bir-lang)

Qui vale la pena soffermarvisi un momento: questa particolarissima tecnica permette di controllare ben tre suoni contemporaneamente:

https://youtu.be/Z6xEFF9sbW0?si=agI_EVMkUCd3i0X7

“Byrlang”, tradotto dal Tuvano con “tremolìo”, o “frèmere”, indica un particolare vibrato abbinabile in generale agli stili a singola cavità: si ottiene tramite spasmo muscolare semi-volontario del labbro superiore, il quale genera un vibrato molto forte sul 2° o 3°armonico: questo, sommato al suono costante della fondamentale ed agli armonici superiori selezionabili, dà come risultato un canto…tri-fonico!

Dato che il movimento necessario è semi-volontario, è molto difficile controllare la vibrazione delle labbra e quindi del terzo suono udibile. Consiglio di ascoltare attentamente il cantante tuvano Ayan-Ool Sam, in quanto maestro assoluto di questo stile specifico.

  • Dumchuktug (думчуктуг, pron. dum-ciuc-tug)  {Giovanni Bortoluzzi}

Dal Tuvano “dumchuk” (letteralmente: “naso”) è uno stile molto simile al sygyt, però eseguito a bocca completamente chiusa. E’ uno stile insolito poichè normalmente negli stili di khöömei, il suono prodotto e l’aria escono sempre e solo dalla bocca. Un errore comunemente commesso in passato (ora meno) è quello di nasalizzare, facendo uscire l’aria dalle narici mentre si cantano gli armonici. La nasalizzazione va altresì gestita consapevolmente, escludendola quando non necessaria.

Uno dei migliori esecutori di questa tecnica fu Kongar-Ool Ondar, che spesso la abbinava al suo kargyraa. In questo caso, prende il nome di “Dumchuk-kargyraa“, ovvero il “kargyraa dal naso”.

  • Chylandyk (pron. ci-lan-dìk) {Giovanni Bortoluzzi}

È l’unione tra gli stili Sygyt e Kargyraa. Il termine Chylandyk veniva utilizzato per indicare un suono ibrido, strano, non ben definito, ottenuto generalmente dai bambini che imitano per le prime volte i loro maestri. Successivamente divenne uno stile a tutti gli effetti, utilizzato anche dai professionisti (vedi Aldar Tamdyn dei Chirgilchin). La sub-ottava prodotta dalle false corde fa sì che l’armonico da cui normalmente si cominciano le melodie, ovvero il n° 8, diventi il n° 16. Questo porta ad avere a disposizione la serie armonica compresa tra gli armonici 16 e 24, anziché i consueti 8 e 12! Pertanto avremo una scala quasi cromatica – anche se gli intervalli minori suoneranno deboli, per un motivo che chiarisco nel mio libro (…)
o per meglio dire, microtonale. Questo rende pertanto più difficile l’intonazione delle melodie.

Riassumento, i primi cinque (khöömei, Sygyt, Kargyraa, Borbangnadyr ed Ezengileer) sono quelli utilizzati ufficialmente dall’orchestra nazionale Tuvana.

Altre combinazioni e tipi di abbellimento sono possibili nell’esecuzione, ma essendo veramente tanti, mi fermo qui! Seguite i gruppi Tuvani citati all’inizio dell’articolo per rimanere aggiornati 😉


Giovanni Bortoluzzi

(www.giovannibortoluzzi.it gbort87@gmail.com)

(L’articolo è frutto di una continua ricerca sia personale che con un team di medici ricercatori, pertanto viene periodicamente aggiornato)


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